In questo post parlo di come il fenomeno dell’Entanglement sia stato misurato sperimentalmente da vari scienziati: trovo veramente che tutto questo sia realmente interessante (non so voi
) anche considerato le ultime scoperte effettuate dal CERN di Ginevra sui neutrini e sulla loro presunta velocità superiore a quella della luce!
So take a ride with it and let me know!
L’esistenza dell’entanglement non è da ricercarsi solamente nell’esperimento precedente che si contraddistingue per la sua natura “mentale”.
Già l’esperimento della doppia fenditura (testato negli anni ‘70/’80) dava prova sperimentale dell’esistenza del fenomeno.
Tuttavia, ed ovviamente, nel tempo vennero effettuati altri esperimenti non minori per importanza, nei quali l’entanglement veniva letteralmente dimostrato come tuttavia era postulato nell’esperimento “EPR”.
Fra questi esperimenti vanno citati quello dei fisici statunitensi Chien-Shiung-Wu e Irving Shaknov del 1949, quello del fisico israeliano Yakir Aharonov e David Bohm del 1959. Ma il più sofisticato fra tutti questi esperimenti fu sicuramente quello eseguito dal fisico sperimentale francese Alain Aspect nel 1982.
Utilizzando un fascio di atomi di calcio come sorgente di fotoni entangled eccitandoli con un laser lo sperimentatore imponeva ad un elettrone di ogni atomo di saltare di due livelli energetici oltre il suo stato fondamentale. Una volta disceso di due livelli energetici l’elettrone stesso emetteva talvolta una coppia di fotoni in stato di entanglement i quali venivano poi separati e lanciati in direzioni opposte verso rivelatori lontani fra di loro. Tali rivelatori servivano a verificare come si comportavano i fotoni nel momento in cui nella traiettoria di uno di loro veniva introdotto a caso una specie di filtro che ne modificava la direzione.
Dal test emerse che quando un fotone deviava dalla sua traiettoria, istantaneamente anche l’altro effettuava una deviazione sebbene stesse viaggiando in direzione opposta.
Con questo esperimento venne dimostrato in maniera inequivocabile l’esistenza di un meccanismo non-locale di influenza istantanea fra due particelle, ossia dell’entanglement.
In un esperimento condotto nel 1997 dal fisico svizzero Nicolas Gisin, una versione dell’esperimento di Aspect, i rivelatori ai quali accennavamo prima vennero addirittura situati a undici chilometri di distanza l’uno dall’altro eliminando così anche l’effetto di decoerenza ossia quel fenomeno che investe le particelle subatomiche distruggendo i legami quantistici una volta che esse hanno interagito con l’ambiente.
Ricordiamo che per “coerenza quantica” si intende la capacità di due onde quantiche di “interagire tra loro” secondo l’ entanglement; di conseguenza per decoerenza intendiamo la perdita di questa capacità di interazione.





